- 10.05.2008
CARNOT AIUTA LA POLITICA
di Cesare Scotoni
31.10.2007
Nelle scorse settimane si è tenuta l’Assemblea Annuale di Confindustria a Trento.
I temi trattati erano quelli più attuali e su cui da tempo professionalmente ci occupiamo.
Le implicazioni, per una politica al servizio dello sviluppo della comunità, pesano soprattutto nel momento in cui tutti cogliamo una inadeguatezza di quella a trovare i tempi ed i modi per fare fronte ad un cambiamento che è implicito in una società dove lo scambio diviene sempre più intenso nella sua parte immateriale e dove questo cambiamento, che investe in primo luogo gli atteggiamenti ed i modelli di riferimento, diviene molto più diffuso e generalizzato.
Se volessimo forzare con la chiave della attualità ciò che dicono Carnot ed il principio della Termodinamica da lui introdotto (1824) circa la tendenza alla entropia per i sistemi chiusi e quanto ipotizzato da Prigogine circa la tendenza dei sistemi aperti ad organizzarsi verso una struttura a maggiore complessità per fare fronte al cambiamento che tutti i tipi di scambio implicano ed implementano dovremmo prendere atto che, malgrado lo sforzo residuo di qualche regime, la diffusione dei modi di accesso alle informazioni negli ultimi 30 anni ha tradotto in sistemi aperti la maggior parte dei paesi del globo.
Questo implica che, a fronte di spinte di autoconservazione che investono, anche giustificatamente i diversi livelli cui si svolge questo confronto, una maggior complessità organizzativa è l’alternativa al collassare dei sistemi di fronte ad ampiezze critiche del cambiamento.
Il chiudere allo scambio porta all’uniformità ed allo spegnimento, ma soprattutto è impossibile oggi. Il subire lo scambio e l’esserne magari partecipi attivamente, comporta la capacità di attrezzarsi verso più alti livelli di complessità organizzativa oppure la certezza di entrare in crisi per la somma di scambi e cambiamenti che da quelli derivano.
Se come abbiamo sentito in quella sede, lo sviluppo lo fanno le imprese, anche le imprese e con loro tutte le persone che si impegnano per creare ricchezza, cultura ed equità aggiungiamo noi, forse lo sforzo della politica dovrebbe essere quello di andare oltre al confronto con le categorie in chiave redistributiva, ma di insistere nel dare rappresentazione alla realtà che muta attraverso l’elaborazione di nuovi modelli organizzativi, sia tra privati, sia nella pubblica amministrazione che nell’ambito istituzionale.
Semplificazione e razionalizzazione, sono parole che se non affiancate da indicazioni sul rispetto a cosa si semplifica e si razionalizza, suonano come vuoti slogans a chi si confronta con una realtà che oggi non ci possiamo più permettere di indicare come esterna e che tende per la sua natura stessa e la velocità dello scambio ad evolvere verso sempre maggiori livelli di complessità.