- 05.05.2008

COMMENTO
di Cesare Scotoni

Ho finalmente letto il libro di Giulio Tremonti : "LA PAURA E LA SPERANZA"
(Mondadori).

La ritenevo una cosa da fare visto anche il ruolo che Giulio Tremonti
assumerà nuovamente nel prossimo esecutivo che governerà l'Italia per i
prossimi 5 anni.

L'agile pamphlet scorre sui temi che propone con l'apporto di un importante
dote di dati, presentati con intelligenza a supporto di una tesi che prevede
la necessità di un nuovo ruolo per la politica, ovvero della mano pubblica,
tesa in questo caso a riconoscere e tutelare un interesse pubblico,
sacrificato nell'ultimo ventennio, da pochi e determinati poteri, ad un
nuovo totem, il "mercantismo".

Si coglie nel testo l'ambizione, giustificata dal fine divulgativo che
evidentemente si propone l'autore in questo suo sforzo, di ordinare delle
catene causali, di ribadire che quelli che erano segnali ed intuizioni su
cui l'autore aveva già esplicitato con largo anticipo lo distinguono
chiaramente dagli "esperti del senno di poi".

Si legge il tentativo di segnare i perché di approcci non dogmatici e il
perché del ritorno a ricette antiche (e in parte sicuramente superate),
invocate per dare il tempo alla nostra Europa di assorbire gli effetti di un
trauma importante e di recuperare quindi una propria capacità di elaborare
autonomamente un approccio nuovo, che permetta di superare una posizione di
estraneità ai processi che sembra il limite oggi più evidente di molte delle
politiche nazionali e che pare chiudere in un passaggio critico ed
irreversibile il periodo e gli equilibri del secondo dopoguerra.

Il libro, al palato di chi scrive, sembra un po' una caraffa di "mezzo
bianco della casa": rinfresca, piace, aiuta ad esaltare dei sapori, disseta,
ma non da la soddisfazione fruttata di un Gewuztraminer o di un buon Bianco
del Collio. Insomma è un sette più.

L'impressione è che, nel bailamme di "non idee" che ci è toccato di sentire
da ogni cantone nell'ultimo decennio, con questo lavoro il professor
Tremonti proponga una riflessione su dei fatti, forse con una visione meno
ampia di quanto ci si potrebbe però attendere, puntando l'Europa in questa
ipotesi di lavoro ad un gioco di rimessa, forse il catenaccio, senza poter
però decidere di "fare la partita", per "inderogabili limiti valoriali".

Questo ovviamente come opinione marginale di chi scrive, lasciando a
ciascuno il piacere di una lettura che permette quantomeno di cogliere
chiaramente il punto di vista di chi scrive e di offrirlo al dibattito.

Non è molto importante sollevare in questa sede delle perplessità sull'ordinamento
delle catene causali, o dei punti di vista diversi e non necessariamente
antagonisti, ma è stata sicuramente una curiosa sensazione per chi scrive
leggere quel testo, dove c'è la proposta forte di ripensare dei percorsi
organizzativi ritenuti acquisti ed inderogabili, nel momento stesso in cui
in sede locale, a Trento, a 6 mesi dalle prossime elezioni provinciali, la
presenza inutilmente esorcizzata di un partito democratico di ispirazione
socialista, mandava in soffitta il Partito Territoriale che è stato la
Civica Margherita.

Anche questa in qualche modo decideva di "non fare la partita", per
"inderogabili limiti valoriali".

Poiché non si può pensare di offrire al mercato del consenso in soli 6 mesi
un secondo Partito Autonomista (o una Civica bis) ed in più la Lega Nord, né
che il Patt possa diventare l'approdo di tanti ex democristiani (e pensi poi
anche di essere votato dal suo tradizionale elettorato).

Ecco perché tertium on datur, qui ci proporranno una nuova Democrazia
Cristiana (riassorbendo un pezzo di UDC ed un pezzo di FI) e sperando in una
forzatura della Lega per avere un candidato Divina imposto per dinamiche
nazionali oppure perderanno.

Per le sedie, ovvero per averne dal voto, il Partito Democratico dovrà
sapersi proporre come il continuatore dell'esperienza progressista espressa
dalla Civica Margherita (e sacrificare il più possibile gli ex DS) ed i
nuovi ex DC dovranno dirsi eredi della tradizione popolare e contaminarsi
con i meno destri del centro destra.

Così in Trentino, grazie a Dellai, avremo il Polo dei Moderati che, assieme
al Partito Democratico batterà le destre e la Lega nemica della nostra ricca
e numerosa Autonomia.

Tutto questo dal libro di Tremonti : "LA PAURA E LA SPERANZA"




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