Panorama.it – Canale Economia - 04.06.2008

LA NUOVA “GUERRA FREDDA” SI COMBATTE PER GLI IDROCARBURI DELL'ARTICO
di Evgeny Utkin
Perché andare sulla Luna e su Marte in cerca di quelle risorse naturali che ormai scarseggiano sulla Terra? Basta aspettare che si sciolgano i ghiacci del Polo Nord e si apriranno i tesori nascosti nei fondali marini dell’Artico.
La (provocatoria) tesi viene dall’America. Secondo le stime dell’americano Geological Survey, si tratta di un quarto dei giacimenti di idrocarburi nel mondo, sino ad oggi completamente inaccessibili a causa delle enormi masse di ghiaccio che ne impediscono l’estrazione. Non solo gas e petrolio. I cambiamenti climatici potrebbero aprire anche nuove rotte di trasporti merce via mare, riducendo di migliaia di chilometri il passagio dal Giappone all’ Europa.
Ci vorranno ancora anni, ma per evitare una “Guerra del Freddo”, i 5 paesi confinanti con il Polo Nord, - Usa, Russia, Canada, Norvegia e Danimarca (per via della Groenlandia, sua provincia autonoma) - si sono riuniti la settimana scorsa a Ilulissat, piccolo villaggio della Groenlandia, per discutere la futura spartizione dell’ Artico.
È stata la Danimarca a proporre il summit, preoccupata del successo di una spedizione guidata dal vice presidente della Duma (la Camera russa), Artur Chilingarov, che l’anno scorso con un sommergibile della Marina russa ha piantato sul fondale del Polo Nord una bandiera russa di metallo.
“La corsa al Polo Nord è cancellata” ha detto il ministro degli Esteri danese Per Stig Møller. “Abbiamo confermato la nostra volontà di risolvere ogni possibile pretesa territoriale”, conferma il vice di Condoleezza Rice, John Negroponte. Ma per il quotidiano economico russo Kommersant, che dedica all’ argomento un articolo, i risultati del vertice dicono che le parti non hanno trovato un accordo.
Il documento principale è la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 10 dicembre 1982, che consente ai paesi con uno sbocco sul mare di estendere i loro diritti per lo sfruttamento delle risorse naturali, minerarie, energetiche e biologiche, dalle attuali 200 a 350 miglia, se è scientificamente provato che le 150 miglia aggiuntive rappresentino effettivamente “il prolungamento naturale della piattaforma continentale”.
Russia e Norvegia hanno già presentato la domanda all’Onu per l’estensione, il Canada si era autoproclamato proprietario dell’Artico sin dagli anni Settanta, gli scenziati della Danimarca sono sicuri che il Polo Nord appartenga al loro paese.
Gli Usa non hanno ancora ratificato la Convenzione Onu, e “teoricamente il Senato potrebbe dichiarare tutto l’Artico come proprio territorio sovrano”, dice Mikhail Kazantsev, esperto di legge internazionali.
I diplomatici cercano toni cauti. Ma lo stesso Artur Chilingarov ha già dichiarato che “noi concentreremo tutte le nostre forze e prenderemo il Polo Nord, sensa aspettare che arrivino altri paesi”.
Dura la critica ai partecipanti del summit da parte di Greenpeace. “È chiaro cosa sta succedendo. Loro manipolano il diritto per prendersi le risorse naturali, ignorando la legge della natura. Cosi aumentano i cambiamenti climatici”, ha dichiarato il portavoce di Greenpeace International Mike Townsley.




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