Panorama - 28.08.2008

COSI' I RUSSI FANNO EUROSHOPPING
di Evgeny Utkin
Affari energetici L’ultimo è l’investimento record della Lukoil che ha comprato la raffineria Isab dai Garrone. Per vendere benzina agli italiani. La Gazprom vuole fare lo stesso con il gas. Ed Eni e Pirelli non stanno a guardare.

All’ultimo summit economico di San Pietroburgo il vicepremier russo Igor Shuvalov ha fatto appello agli imprenditori stranieri: «Lavorate con la Russia e avrete prosperità e ricchezza» ha proclamato. Probabilmente Alessandro Garrone, amministratore delegato della Erg, ha interpretato subito le sue parole come un invito ad agire e un paio di settimane dopo ha concluso un accordo con la russa Lukoil, la seconda compagnia petrolifera del mondo per valore delle riserve di idrocarburi provate.
La società russa ha comprato il 49 per cento della raffineria Isab di Priolo, in Sicilia, e dell’annessa centrale di generazione elettrica per una somma di 1,34 miliardi di euro. Un accordo storico, di notevole valore, il più grande investimento diretto russo in Italia in assoluto, ma soprattutto un’intesa strategica che soddisfa pienamente le parti. Stando agli analisti italiani, il prezzo è altissimo, e la famiglia Garrone non poteva sperare in un’offerta più generosa; ma anche gli esperti russi valutano positivamente il prezzo.
La Erg, vendendo i suoi asset non estremamente efficienti (con margini di circa 4 dollari per ogni tonnellata di petrolio, rispetto ai 10-15 dollari delle analoghe raffinerie americane e russe), ha a sua disposizione una somma notevole da investire in quello che viene dipinto come il nuovo Eldorado emergete: le fonti rinnovabili e termoelettriche che promettono buoni guadagni. Infatti a maggio Alessandro Garrone ha presentato un piano industriale che prevede investimenti per circa 2 miliardi in tre anni. La maggior parte di quei soldi viene proprio dalla Russia.
I vantaggi della Lukoil nell’affare sono, se possibile, ancora maggiori. La società entra, infatti, nell’area mediterranea (fuori dai confini nazionali Lukoil ha raffinerie in Ucraina, Bulgaria e Romania) e può integrare la Isab nella propria catena produttiva. Se le cose andassero come previsto, i russi avranno anche la possibilità di comprare fino al 100 per cento della società nei prossimi 7 anni e potrà aumentare le sue stazioni di servizio in Europa dalle attuali 150 a 450-600.
L’affare Garrone, insomma, consolida i rapporti «energetici» Italia-Russia che sono già molto stretti. Basta guardare gli affari che stanno facendo la Gazprom e l’Eni. La prima sta entrando in Italia come venditore diretto di gas (fino a 3 miliardi di metri cubi entro il 2010), ma lo stesso sta facendo anche l’Eni. A luglio la società guidata da Paolo Scaroni ha annunciato che venderà gas a clienti finali in Russia. E non si tratta di gas proveniente dai giacimenti russi che l’Eni ha comprato l’anno scorso (non sono, infatti, ancora pronti per l’estrazione commerciale) e nemmeno di gas comprato dalla Gazprom, ma di gas comprato da produttori indipendenti. Rapporti stretti sono da registrare anche nel settore nucleare. Mentre l’Italia sta pensando concretamente di investire in centrali, la Russia ha annunciato di voler costruire 26 reattori entro il 2020. E in questo investimento vuole entrare come protagonista (si tratta di nucleare di quarta generazione) l’italiana Del Fungo Giera energia. Se non ci fosse il contenzioso con l’Ansaldo energia per la proprietà intellettuale, questa piccola azienda ha dichiarato che sarebbe già pronta per firmare contratti miliardari con i russi.
Anche in altri campi il business tra i due paesi va a gonfie vele. Quest’anno il mercato russo è diventato il primo in Europa per automobili vendute strappando il primato alla Germania. Di conseguenza va bene anche il mercato delle gomme. E Pirelli si affretta a fare un accordo con la holding statale russa Rostechnologhii (Russian Technologies) per la costruzione di uno stabilimento in Russia. E anche AgustaWestland (del gruppo Finmeccanica) ha stretto un accordo con la russa Oboronprom per l’assemblaggio di elicotteri civili Aw139.
Ma i russi guardano non solo all’Italia. La Severstal (che tre anni fa ha comprato il 70 per cento della Lucchini per salire all’80 per cento l’anno scorso) pochi giorni fa ha comprato l’azienda siderurgica americana Wci Steel. Invece il proprietario della Severstal, il magnate Alexey Mordashov, diversificando il business, ha conquistato il timone della Tui, la maggiore compagnia di viaggi europea, acquistando il 15,02 per cento della società e superando l’altro grande azionista, l’armatore norvegese John Fredriksen (che detiene il 15,01 per cento). E a lui adesso spetta di decidere le sorti della controllata Hapag-Lloyd, il colosso del trasporto marittimo, che probabilmente sarà venduta.
Holding Sistema di Vladimir Evtushenkov (giravano voci che fosse interessato alla quota della Telecom Italia, prima che entrasse in scena la Telefonica) fa acquisti in India e Cina. La stessa Lukoil ha dichiarato di essere pronta a investire 15 miliardi di dollari nel 2008 sia per l’acquisizione di attività esistenti che per lo sviluppo di nuovi progetti (dall’Asia centrale al Sud America).
E poi non manca l’interesse personale dei nuovi russi per le case di lusso. Il 18 luglio Dymitri Rybolovlev, re dei fertilizzanti, ha comprato per 95 milioni di dollari la villa di Donald Trump a Palm Beach. Nulla, comunque, in confronto ai 500 milioni di euro pagati da un misterioso russo per Villa Leopolda in Costa Azzurra, l’ex buen retiro dell’avvocato Agnelli.




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