- 22.03.2009
IL COMMENTO
di Cesare Scotoni
L'Adige 22.03.2009 - Scotoni: è finita un'epoca
CREDITO ALLE AZIENDE, SERVE UNA SVOLTA PER USCIRE DALLA CRISI
Trento - Rivedere il ruolo del sistema creditizio territoriale alla luce della crisi. A proporre la riflessione è Cesare Scotoni, fondatore e guida del Gruppo Pasit Italia che spiega come il sistema attuale abbia modificato i rapporti tra Pmi e credito. L'incertezza legata alla crisi, fa sì che «il credito si faccia più prudente e chiede maggiori garanzie ed oneri finanziari alle aziende ed alle famiglie». Ma come funzionava il finanziamento a breve alla produzione per la piccola media impresa manifatturiera del nordest? «Fino a sei mesi fa - spiega Scotoni - se l'azienda A riceveva un ordine pari a 100 riusciva a farsi anticipare circa un 70% dalla banca del territorio più vicina. A loro volta i "terzisti" B, cui venivano trasferiti lavori per un 50-55% del valore dell'ordine, normalmente imprese radicate nello stesso territorio, a loro volta riuscivano a farsi anticipare dalla propria banca del territorio, un 70% della commessa ricevuta da A. In totale la banca del territorio si trovava così ad anticipare alle realtà produttive circa un 110% del valore dell'ordine ricevuto dalla testa della filiera». «Il fatto che per circa 25 anni le banche abbiano di fatto finanziato a breve termine circa il 110% dei prezzi alla produzione e che ciò storicamente abbia pagato anche per le stesse banche» anche se così si è indotta «una bassa capitalizzazione di quelle imprese in grado di portare a garanzia il lavoro» è un elemento su cui riflettere per Scotoni come pure cosa sia cambiato tra marzo 2008 e marzo 2009 nel rapporto tra impresa e banca territoriale e come immaginare un rapporto nuovo tra produzione, mercato e credito sapendo che le imprese a basso capitale faranno sempre più fatica. In questo senso, Scotoni insinua il dubbio se possano «nascere delle fusioni in una fase recessiva» oppure «strutture di secondo livello costruite da aggregazioni da quelle stesse imprese che potrebbe essere eccessivamente oneroso capitalizzare direttamente per i singoli imprenditori? Le banche locali saranno protagoniste o spettatori di fenomeni di aggregazione sinergica o, in attesa che "passi la buriana", hanno già messo in conto il gonfiarsi delle sofferenze e l'impoverimento dei territori? Esiste uno spazio di intervento per una politica industriale di sistema che non riduca l'intervento del pubblico di breve periodo a iniziative immobiliari?»