Economy - 08.04.2008
A MOSCA, A MOSCA! (PER FARE AFFARI)
Commercio estero
Il 6 aprile sbarcano in Russia 900 rappresentanti di aziende italiane con la delegazione
di Confindustria più numerosa della storia. Perchè qui comincia a tirare aria di ripresa.
Di Evgeny Utkin
Il 6 aprile mosca sarà invasa da 900 imprenditori e manager italiani in rappresentanza di oltre 500 aziende. La maxi delegazione – un record assoluto – sarà guidata dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, e con una rappresentanza politica di primo livello che vede in prima fila il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Dopo Mosca, gli imprenditori nei due giorni successivi si dividono, a seconda delle loro attività, tra le città di Ekaterinburg, san Pietroburgo, Krasnodar e Novosibirsk.
Un entusiasmo giustificato dall\'eccellenza delle relazioni commerciali, che lascia ancora grandi spazi di crescita al made in Italy. Nel 2008 l\'interscambio ha superato 50 miliardi di dollari, aumentando più del 50% rispetto al 2007. Poi la brusca caduta per la crisi mondiale si è fatta sentire. A gennaio l\'export italiano verso la Russia è crollato del 41% e febbraio ha registrato un\'ulteriore caduta del 36%. Ripercussioni inevitabili di una crisi che a Mosca ha avuto ricadute pesanti, anche se forse il peggio è passato: il rublo, che da ottobre 2008 si era deprezzato del 40%, nell\'ultimo mese ha ripreso il 10%, e da metà marzo, per la prima volta dall\'inizio della crisi, le riserve monetarie sono aumentate di 10 miliardi di dollari.
Rallenta anche la fuga di capitali: a gennaio era stata di 29 miliardi di dollari, a febbraio soltanto di 4 miliardi. “A marzo sarà vicina allo zero” commenta Alexey Ulukaev, vicepresidente della banca centrale. Il vicepremier Igor Shuvalov dichiara che “gli imprenditori notano che le attività si stanno leggermente rianimando”. Un\'analisi fatta a gennaio dall\'economista Tatiana Gurova prevede che la crisi duri nove mesi e mezzo, poco più di una gravidanza.
Fabbriche riaperte – Si sono riaperte alcune fabbriche chiuse, mentre altre dove si lavorava due-tre giorni a settimana sono passate a quattro. Ma ci sono ancora grossi problemi, soprattutto nelle città-fabbriche (le cosiddette monocittà, costruite intorno a un grosso stabilimento industriale), e cresce il numero dei disoccupati. Attualmente sono 6,1 milioni, ma le stime dicono che aumenteranno almeno a 7 milioni alla fine dell\'anno. Ma in ogni caso il prezzo del petrolio, che si è stabilizzato sopra i 50 dollari al barile, fa tirare un sospiro di sollievo al governo.
A causa della svalutazione del rublo, oggi esportare in Russia è più difficile, ma ci sono anche nuove opportunità. La crisi ha dimostrato che in molti settori le aziende italiane, se vogliono rimanere sul mercato, devono presidiarlo dall\'interno con investimenti produttivi e commerciali. Non a caso, il gruppo Mercegaglia ha deciso di costruire uno stabilimento in Russia, vicino a Vladimir.
“La crisi del mercato russo ha una dinamica molto diversa rispetto a quello italiano e prevede un ciclo decisamente più breve, di circa 12 mesi. Questo è nella speranza di tutti, visto che un riavvio del mercato russo non potrebbe che essere un bene per quello italiano” dichiara Michele Brustia, segretario generale della Camera di Commercio italo-russa.
“Tra l\'altro, la crisi ha azzerato molte leve speculative che costituivano un ostacolo agli investimenti sul territorio russo. I prezzi degli affitti e della manodopera specializzata, per esempio, sono tornati a livelli accettabili e non più senza controllo” continua Brustia. “Noi stessi, ad oggi, abbiamo fatto la scelta di investire con l\'apertura di un ufficio nelle regione di Krasnodar proprio grazie a minori costi per il personale e per l\'affitto dell\'ufficio”.