- 07.06.2010

IL COMMENTO
di Cesare Scotoni

Corriere del Trentino - 07.01.2010

L'INTERVENTO: IMPRESE, INNOVARE CON PRUDENZA
L'anno che si è chiuso ha registrato un calo significativo della produzione ed un altro, molto più rilevante, dell'export. Quest'ultimo è però solo in parte riconducibile alla congiuntura sfavorevole originatasi dal contrarsi della bolla immobiliare negli Stati Uniti e dalla conseguente grave crisi finanziaria.
Interi "distretti" del Made in Italy, innanzi tutto quelli focalizzati sul tessile e sulla produzione di ceramiche, segnalavano già in precedenza forti contrazioni collegate alla presenza ed alla crescita sui mercati
esteri di produzioni nuove, più competitive e con politiche commerciali più aggressive e più innovative negli aspetti organizzativi.
Tutto ciò si è verificato in una fase fortemente espansiva dei nuovi mercati che era precedente
la crisi e che il Sistema Italia ha faticato a seguire con alcuni suoi punti di forza.
Il generale rallentamento sembrerebbe aver riportato la capacità di produrre ricchezza e lavoro dell'Italia indietro di un lustro. Ora ci si troverà a battersi con un numero maggiore di nuovi competitori, protagonisti su un mercato internazionale in ripresa in cui l'asticella della competitività si sarà nuovamente
portata verso l'alto, riducendo ulteriormente le rendite di posizione. Cosa può significare questo nel medio periodo per lo sviluppo di un Territorio come il Trentino?
Il nostro è un Territorio che, nel settore primario, si trova a pagare la necessità di coniugare oggi, dove entrano sul mercato dei nuovi produttori, l'esigenza di
una forte specializzazione, un'impostazione organizzativa consolidata e i tempi con cui questa si trova a creare nuove logistiche nonché nuovi approcci.
E' il nostro territorio dove, nel secondario, non abbiamo filiere produttive fortemente specializzate (e oggi potremmo leggere questo come un punto di forza), e dove la capacità tecnica produttiva presente è moderna e le competenze sono di buon livello, grazie anche agli investimenti in formazione e ricerca.
Ed è anche un territorio dove il terziario può essere spazio di forte innovazione grazie anche ad un "radicamento delle genti" che tende a mantenere centrate sul Trentino molte esperienze umane e professionali (che altrimenti si disperderebbero) ed a integrandole in prospettiva con le attività, aperte verso l'esterno, di un' università che può e deve essere per molti giovani l'opportunità per cogliere le dimensioni della complessità. Vincendo così quell'approccio autoreferente che è stato in passato un limite forte della nostra classe dirigente.
Se ad esempio nel terziario sorgeranno strumenti organizzativi "market oriented" in grado di aggregare ed integrare nelle specifiche congiunture, competenze e capacità produttive del secondario o del primario, di volta in volta ottimizzate nel loro configurarsi
organizzativo, il futuro sarà più sereno. Riprendendo e innovando le tradizionali logiche consortili già radicate per orientarsi a specifiche domande del
mercato senza interferire o intaccare i processi
già consolidati, allora  l'assenza di specializzazione e il buon livello tecnologico diventerebbero un vantaggio competitivo.
Penso a piccole aziende, focalizzate sui prodotti e non sui processi, in cui concentrare da subito - per il vantaggio di più imprese - quelle competenze
nuove che per un singolo richiederebbero anni, con le difficoltà note a ciascun imprenditore. Mi riferisco a competenze in grado di orientare le capacità già
disponibili, in processi necessariamente più articolati per proporsi - con maggiore efficacia con specifici prodotti - verso la domanda del mercato o, meglio, di specifici mercati, man mano che queste si modifichino. Un simile impianto permetterebbe di sviluppare nuove professionalità utilizzando al meglio quel respiro internazionale che l'università trentina ha voluto e saputo darsi.
Questo innovare "prudente" , innestando con calma del nuovo su ciò che già ben opera sarebbe molto vicino a quel tratto di conservazione che da sempre vena la visione delle genti trentine, senza per questo ostacolare innovazione e progresso.






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