di Cesare Scotoni - 04.07.2011
UN DOPO DIVERSO
Quando si gira il mondo per lavoro può capitare di stupirsi dei propri stessi pregiudizi e di quanto questi ci frenino, sottraendoci dal cogliere delle nuove opportunità, poi, ogni tanto, si torna a casa e si scopre che in Italia c’è la Crisi. Ovvero tutti denunciano una contrazione della domanda ed un problema di crescita in primo luogo, un problema di debito e di risorse destinate a crescita ed innovazione in secondo luogo e poi un problema di deficit infrastrutturale e di credito alle imprese e, già che ci siamo, anche un apparato statale troppo oneroso ed inefficiente ed una giustizia eterna nei tempi ed incerta negli esiti. Poi la scuola e la sanità e chi più ne ha più ne metta. Se ne potrebbe dedurre che forse in Italia vi sono più crisi … e che la contingenza qui non vada confusa con la causa.
Comunque qui di crisi tutti ne parlano, soprattutto ora che la crisi evidenziatasi negli Stati Uniti a fine 2008 tra impennata del debito pubblico e del deficit commerciale, mutui facili, credito al consumo e derivati finanziari, quella crisi propagatasi poi alle economie più evolute ed a quelle più dinamiche grava ora nuovamente su dollaro ed euro, mentre già a metà 2010 i paesi BRIC (che sono più della metà degli abitanti del pianeta) hanno ripreso a correre nel tentativo di alzare il proprio reddito medio procapite.
Sono paesi in cui non esiste la classe media, dove il welfare significa altro, dove i grandi e grandissimi agglomerati urbani sono i luoghi dove si crea la ricchezza e sono anche luogo di grandi disparità, dove i collegamenti, la produzione e gli scambi sono la discriminante tra povertà e crescita, sono comunque altro dall’Europa cui siamo abituati e che li può dire ancora molto e forse di più.
In ogni caso più di metà del mondo è già oggi nel dopo crisi ed il sospetto è che anche noi lo si sia già, ma che ancora non ve ne sia Chiara consapevolezza: questa non è più la crisi è il dopo, un dopo al quale bisogna attrezzarsi.
Non “tornando indietro” sulle conquiste sociali, nè ripiegando su un mercato domestico necessariamente minore ed in prospettiva comunque rarefatto dalla progressiva sempre più incontenibile libera circolazione dei prodotti, ma lavorando sulla visione, sul prodotto e sull’approccio ad un mercato definitivamente diverso. E poichè nella fattispecie questo dopo è molto diverso dal prima e riguarda tutti, ora lo sguardo nuovo ed il modo nuovo devono essere traguardo di tutti quelli che non vogliano ritrovarsi a rincorrere, contro la storia, un prima che ci ha lasciati almeno tre anni fa ed in modo dirompente.